Recensione – “Rogoredo, la ragazza del bosco” di Michele Agosteo

«Le guardie della sicurezza però, vedendo che avevo bisogno, anziché denunciarmi, mi hanno detto che potevo prendere quello di cui avevo bisogno. Capisci? Mi avrebbero coperto e pagato per me.» Infine, come a volersi liberare da un fardello: «Lo sai? Mi sono messa a piangere dalla vergogna.»

A me la storia di Christiane F., autrice di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, era piaciuta parecchio, sia il libro che il film, e questo mi rende sicuramente facile apprezzare anche questo romanzo. Lo stile a diario è già di per sé molto scorrevole, in più vedere lo sforzo di documentarsi e di raccontare la propria esperienza in modo fedele ma piacevole per il lettore rende la lettura di “Rogoredo, la ragazza del bosco” di Michele Agosteo davvero una bella esperienza. Sin dalle prime pagine si intravede la voglia di raccontare una realtà che, purtroppo, viene spesso ignorata o comunque denigrata dalla gente che si considera “per bene”. Per quanto mi riguarda non ho problemi di dipendenza da droghe, ma essendo una fumatrice ho potuto capire appieno il messaggio lasciato dal romanzo, proprio perché so cosa vuol dire non saper dire di no a qualcosa che, anche se sai che ti fa male, in fondo ti piace troppo per cercare di smettere.

Ma soprattutto vogliamo parlare di quant’è bello che sia tutto un made in Italy?

TRAMA: Al centro della storia ci sono Micky, il protagonista e narratore, e la sua amica Martina, una ragazza tossicodipendente. Micky vorrebbe davvero aiutare Martina, però questi suoi problemi sembrano troppo duri da affrontare e combattere. Lei è una ragazza dolce, simpatica, ma la sua condizione le impedisce di avere delle amicizie salde al di fuori di quell’ambiente tossico. Vedremo dunque entrambi fare degli enormi sforzi sia per la propria condizione che per l’affetto che c’è tra loro. La vicenda si snoda tra Pavia, dove abita Martina, ed il boschetto di Rogoredo a Milano, non lontano dalla casa di Micky. Oltre a quella della sua amica, lo scrittore raccoglierà molte altre testimonianze.

«La droga ti porta a fare cose che non avresti mai immaginato» …
Provai un attimo a immaginare cosa avrebbe potuto fare di così strano, quando a un tratto la vidi raccogliere mozziconi di sigarette consumate dalla strada.

Partiamo dal presupposto che il racconto l’ho divorato. I punti a favore sono molti, ad esempio la struttura narrativa scelta, come ho già accennato sopra, poi le citazioni frequenti a Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino, senza nascondere l’analisi peraltro molto sensibile ma anche funzionale fatta su quest’ultimo. Ho apprezzato molto anche le descrizioni degli ambienti e dei personaggi, che non mi sono sembrate mai eccessivamente lunghe o statiche, anzi, la presenza di molti dialoghi facilita di tanto la lettura, rendendola parecchio scorrevole. Gli approfondimenti fatti dallo stesso protagonista su determinati argomenti all’interno del racconto mi sono parsi dettagliati al punto giusto, senza mai sfociare nella didattica, e hanno reso il libro nella sua interezza ancora più interessante, soprattutto visto che si tratta di un romanzo a sfondo sociale.

Tuttavia mi sento anche di fare delle critiche, per quanto chiaramente di minor rilievo rispetto ai meriti elencati prima. Ad esempio, i dialoghi a mio avviso risultano ad un certo punto troppo ripetitivi e la narrazione un po’ “stancante”, come se un capitolo fosse stato allungato per necessità più che per scelta.

Dal mio modesto punto di vista, è stata una lettura avvincente. Affezionarmi ai protagonisti è stato molto facile, e in alcune parti sono arrivata quasi fino a sentirmi in apprensione per ciò che accadeva loro. Vedendo la bontà a tratti ingenua di Micky mi è venuto da chiedermi “ma sei serio?”, però poi mi bastava attendere di leggere la reazione spontanea di Martina e la gratitudine che non riusciva ad esprimere, per sorprendermi inevitabilmente a sorridere. Quelli affrontati nel romanzo di Michele Agosteo sono argomenti davvero tosti e di un certo rilievo anche sociale che spesso o vengono liquidati e quindi banalizzati oppure analizzati come se stessimo parlando di un fenomeno fin troppo comune, come se non concernesse persone e sentimenti reali. L’autore racconta le cose dal proprio punto di vista, cercando di non giudicare affatto, ma allo stesso tempo si fa una propria idea, senza pretendere di avere ragione ma motivando le proprie azioni. Indubbiamente mi ha fatta riflettere a più riprese, se magari il mio comportamento in certi frangenti fosse stato giusto o meno, se in generale non potrei fare di più, o cosa potrei fare a riguardo.

In “Rogoredo, la ragazza del bosco” è stata finalmente data la voce a chi, per un motivo o per un altro, non ha mai potuto parlare.

Ad ogni modo, ringrazio dell’opportunità che ho avuto di leggerlo, perché l’ho apprezzato molto e vorrei ci fossero più contenuti di questo tipo nel panorama odierno, visto soprattutto gli argomenti di cui tratta.

Editore: Autopubblicato
Genere: Romanzo
Pagine: 176
Prezzo (ebook/cartaceo): 4,99/9,99 euro

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